Oltre l’arco alpino, verso occidente, il panorama è un susseguirsi di rilievi e radure cinte da boschi, punteggiate di villaggi sorti lungo aprichi sentieri.
Spesso questa terra verde diventa di un azzurro intenso: il cielo si riflette nelle acque di laghi dalla forma arcuata, a seguire flessuosi il corso dei fiumi e le dorsali dei monti. Qui si parlava una lingua antica, figlia del latino, ora quasi relitto di una storia densa di avvenimenti, di scambi e di devozione.
Primi colonizzatori i santi, come a Romainmôtier, borgo incastonato tra le colline, meta di pellegrini dell’anno Mille, e come a Saint-Maurice, la cui abbazia nacque sulla terra benedetta dal sangue dei martiri; poi ecco i monaci, che da Cluny importarono il pregare e lavorare in queste lande, e Payerne ne reca nitida l’impronta tra gli archi delle volte della sua chiesa.
Conti e duchi hanno popolato i cantoni costruendo castelli a guardia delle vie di transito, come Chillon, riflessa nell’acqua del Lemano, sentinella della Francigena, o appartati tra le valli, come Gruyères, patria di paladini del Santo Sepolcro, o ancora Coppet, illustre dimora della donna che plasmò il pensiero moderno d’Europa.
Infine gli imperatori, che due millenni addietro resero Avenches la città più importante d’Elvetia, terra già popolata da culture più antiche.
Intorno al lago, incastonate tra le sponde, Losanna, solcata da limpidi torrenti, e Ginevra, imponente pulpito di uno spirito veemente, centro propulsore della Riforma, oggi sede eletta dove abita la scienza.