Picasso lo straniero, a Palazzo Reale dal 20 settembre al 2 febbraio 2025.
Pablo Picasso è l’artista più famoso al mondo. La sua carriera folgorante ha scardinato secoli di convenzioni sull’arte. Le sue tele hanno agito come un vero e proprio shock culturale, portando il loro messaggio di rottura in tutto il mondo.
Di Picasso, in effetti, conosciamo tutto: il talento precoce, la meditazione simbolista, l’invenzione del Cubismo, le infinite circonvoluzioni artistiche. Conosciamo l’eccellenza nella tecnica pittorica e la capacità di trasformare in arte gli oggetti comuni raccolti per strada. Sappiamo che dalla meditazione sull’arte classica, ha saputo estrapolare visioni totalmente nuove e che il suo percorso è diventato imprescindibile per le generazioni a seguire. Abbiamo visto con che grado di penetrazione ha saputo leggere il mondo e rappresentarlo. L’amore, la guerra, la pace.
Conosciamo i suoi miti, le sue amanti, i suoi amici.
Sappiamo che è spagnolo ed è nato a Malaga, e che poi ha scelto Parigi. In Francia è arrivato per la prima volta nel 1900, per visitare l’Expo Universale e per il Louvre. Ci è tornato nel 1902, ci si è trasferito nel 1904. Solo nel 1955 ha lasciato la capitale francese, ma non la Francia, per andare a vivere al sud, e morire a Mougins nel 1973.
Ma la Francia lo ha ricambiato?
Proprio questa è la domanda a cui cerca di rispondere la mostra Picasso lo straniero, a Palazzo Reale dal 20 settembre al 2 febbraio 2025. Il racconto prende le mosse dalla ricerca iniziata poco meno di 10 anni fa – e durata 6 anni -, da Annie Cohen-Solal, studiosa di storia, e apre una nuova prospettiva non solo sulla sua vita in Francia, ma sull’intera opera di Picasso.
È quasi un racconto poliziesco! Un vero e proprio viaggio investigativo, tra le pieghe della Parigi della bohème, le ombre della prima guerra e le nefandezze della seconda.
Si scopre che, per tutto il tempo, a partire dal suo arrivo in Francia, questo spagnolo testardo e convinto del proprio talento, è stato all’attenzione della polizia francese, guardato con diffidenza, controllato, sorvegliato, trattato da straniero. Uno straniero che non parla francese.
Un dossier, costantemente aggiornato, viene aperto quando, appena trasferito, condivide un alloggio con Max Jacob, poeta, amico e anarchico, e accompagna tutto l’arco della sua permanenza in Francia.
Mentre il mondo si accorge del suo talento e l’America comincia a renderlo ricco, l’Accademia parigina lo tiene lontano, malvisto: è un “avanguardista”!
Nel 1940 la sua richiesta di naturalizzazione viene respinta.
E questa incertezza, la possibilità di essere estradato, l’isolamento durante la guerra, lasciano tracce nelle sue opere. I mendicanti ciechi del periodo blu forse rappresentano lo straniamento in una Parigi più complicata di quanto abbiamo sempre raccontato. Forse, il minotauro, potente alter ego di Picasso, che si fa guidare da una bambina nella Suite Vollard, indica la fragilità della sua condizione… e questo è solo l’inizio dell’indagine.
La mostra Picasso lo straniero, a Palazzo Reale, è curata da Annie Cohen-Solal, Cécile Debray, Sébastien Delot e prodotta da Palazzo Reale con Marsilio Arte; è realizzata grazie alla collaborazione del Musée national Picasso-Paris (MNPP), principale prestatore, e del Palais de la Porte Dorée con il Musée National de l’Histoire de l’Immigration.
Le prime date delle visite guidate di Acànto alla mostra Picasso lo straniero, sono sul nostro sito.