La mostra Pellizza da Volpedo alla GAM di Milano è aperta dal 26 settembre e fino al 25 gennaio 2026.
Ci sono dipinti che diventano icone, riassumono il senso del loro tempo, restano impressi, per sempre, nella retina. Uno di questi è Il Quarto Stato, l’enorme tela che incornicia l’avanzata solenne e coraggiosa dei lavoratori, uniti, e con la determinazione nello sguardo.
Per Giuseppe Pellizza da Volpedo, il suo autore, è stato certamente il dipinto più impegnativo di un’intera carriera. Per il mondo della storia dell’arte, a cui il pittore si rivolgeva, poco più di un’opera ben compiuta. Ma per una società in cambiamento, che cominciava a percepire il valore e la fatica del lavoro e a fare i conti con le disuguaglianze, questo dipinto è diventato un manifesto, e continua ad esserlo.
La storia travagliata de Il Quarto Stato, dalla sua lunga genesi –più di 10 anni- alla sua inusuale vicenda divulgativa, che lo vede pubblicato sulle riviste, ma non accolto nelle esposizioni, trova il suo riscatto nel 1920, quando la mitica Galleria Pesaro, a Milano, lo espone, in una ricca monografica sull’autore, che era però mancato –suicida-, già nel 1907. È grazie a questa mostra che arriva il riconoscimento delle istituzioni, e il dipinto viene acquistato, con una sottoscrizione, dalle raccolte milanesi, di cui ancora oggi fa parte.
Da Allora, Milano non ha mai più celebrato il geniale e infelice Pellizza, lo fa oggi, dopo più di 100 anni, alla Galleria d’Arte Moderna.
La mostra Pellizza da Volpedo alla GAM di Milano, sarà l’occasione per mettere in dialogo Il Quarto Stato, con gli altri lavori – e capolavori- dei nemmeno 20 anni di attività artistica di Pellizza che, prima di diventare un’icona del mondo moderno, è stato un maestro di tecnica – quella divisionista-, e un protagonista dell’ultimo, raffinato, Ottocento italiano.