Sono 100 anni dalla nascita di Arnaldo Pomodoro… è tempo di celebrare la sua carriera lunghissima e, possiamo dirlo, leggendaria. Lo fanno le Gallerie d’Italia che, in collaborazione con la Fondazione Pomodoro, gli dedicano una mostra antologica che promette di essere ricca, e inevitabilmente, anche scenografica.
Arnaldo Pomodoro. Una vita, è aperta alle Gallerie d’Italia di Milano dal 29 maggio al 18 ottobre 2026.
La lunga vita di Arnaldo Pomodoro, nato nel Montefeltro nel 1926 e venuto a mancare un giorno prima di compiere 99 anni, è stata una incredibile avventura creativa.
Un viaggio multiforme intrapreso a partire da una forte attrazione per la materia, che lo ha fatto diventare uno scultore, ma con la testa di architetto. Poco disegnatore, ma con un codice definitivamente grafico, e volutamente indecifrabile.
Precisissimo nella tecnica, che comincia a scoprire imparando i segreti degli orafi, per partire dai bassorilievi, lavorando nel piccolo e praticando tecniche antiche, come quella degli ossi di seppia. E poi, pian piano, dal rilievo arriva il passaggio alla tridimensionalità piena e autonoma, con la prima Ruota, nel 1961. E da lì la messa a punto della sua forma più compiuta e celebrata: la Sfera. La prima è del 1964, figlia di una gestazione complicata intellettualmente e tecnicamente, e sempre più grande, fino a raggiungere le dimensioni monumentali delle grandi opere pubbliche.
E poi le colonne, i cubi, i dischi, le piramidi, le grandi opere site specific.
Nel suo lavoro c’è la sapienza dell’artigiano e l’irrequietezza dell’uomo che cerca di capire il mondo. C’è la sperimentazione dell’Informale, e la scoperta dell’America degli anni ’60. Ci sono i suoi eterni maestri, tutti con la K: Klee, Kirkegaard e Kafka, ma anche due con la B, Brancusi e Boccioni. E soprattutto, ci sono il segno e la materia.