Andiamo sui Navigli? Questo si sente spesso dire dai milanesi, doc e “adottati”, quando hanno voglia di fare una bella passeggiata in città o passare una serata in compagnia.
Andare sui Navigli significa letteralmente camminarci sopra: sono infatti attraversati da ponti e scorrono tra due alte sponde, che per complicarci la vita si chiamano “alzaia” e “ripa”!
Disegnano il paesaggio urbano a sud della città e sono un soggetto fotografico molto amato, per i riflessi dell’acqua, la prospettiva di edifici che si perde in lontananza, le luci dei tanti locali e la sequenza di ponti diversi – ce n’è uno anche di ferro!
I Navigli “cittadini” sono due, il Grande e il Pavese, e distinguerli è facile: basta guardare la corrente. Nel Grande, l’acqua scorre verso il centro città, nel Pavese defluisce verso sud. Si incontrano nella Darsena, il grande bacino-porto di Milano, oggetto pochi anni fa di un intervento di riqualificazione.
Sono quello che resta visibile dell’antico sistema idrico della città, nel cui sottosuolo si trova ancora oggi un reticolo di canali, tombinati o abbandonati, che testimonia della vocazione di Milano a città d’acqua sin dalla sua fondazione! (per un approfondimento: Navigli )
E questo motivo ne fa uno dei luoghi più importanti da visitare a Milano. La visita guidata ai Navigli dà non solo l’opportunità di raccontare la storia delle acque milanesi, ma anche di sfatare il falso mito di un intervento leonardesco nella costruzione dei canali. Nel Quattrocento, infatti, il Naviglio Grande aveva già 3 secoli ed era in piena attività all’arrivo di Leonardo. Prima difesa, poi irrigazione e infine trasporto merci e persone: queste erano le funzioni del canale. L’acqua quella del Ticino, incanalato a sud del lago Maggiore, da dove venivano i blocchi di marmo per la costruzione del Duomo.
L’intervento di Leonardo è piuttosto una miglioria del sistema di apertura e chiusura delle conche, piccole dighe temporanee necessarie a neutralizzare dislivello e pendenza del terreno, velocizzando i tempi di navigazione contro-corrente. La cerchia interna dei Navigli, prima che venisse coperta e interrata, funzionava proprio con questo sistema.
Il Pavese, invece, è più giovane: inaugurato nel 1819, compare però nei progetti, falliti, dei secoli precedenti. Porta l’acqua della darsena ad irrigare i campi che si estendono dalla periferia sud di Milano a Pavia. Entrambi i navigli hanno una loro storia da raccontare – pensiamo solo ai bucintori ducali! – e loro scorci pittoreschi, perfettamente preservati, come il Vicolo dei lavandai o le case a sciostra.
L’atmosfera che si respira è quasi da fotografia in bianco e nero, non fosse per i numerosissimi locali e la “movida” che ogni sera popola e rompe la quiete di questo angolo cittadino.