Il Grand Tour. Oggi come 300 anni fa?

Il Grand Tour. Oggi come 300 anni fa?

Gennaio 3, 2022

Il turismo inteso in senso moderno ha preso forma nel corso del Settecento. A plasmarne la forma è stato il Grand Tour: una moda per ricchi signori che, in un mondo finalmente più alla portata grazie a durevoli momenti di stabilità politica e migliori mezzi di trasporto, ha istituito il piacere del viaggio.

Oggi, una mostra celebra il Grand Tour alle Gallerie d’Italia e noi, ispirate anche da una certa voglia di leggerezza, abbiamo fatto un gioco, per capire quanto siamo diversi oggi rispetto ai viaggiatori di allora. Ci siamo divertite a scambiare abitudini e ruoli e ad immaginare a cosa assomiglierebbe il Grand Tour se lo intraprendessimo ora, nel 2022.
Il risultato è sorprendente… e fa rima con Instagram!
Ve lo raccontiamo nel nostro articolo. Buona lettura!

Grand Tour e Tripadvisor

Tobias Smollet (1721-1771) , che nel 1763, dopo la morte di Elizabeth, sua unica figlia quindicenne, decide intraprendere il Grand Tour con la moglie, attraversa la Francia e poi l’Italia, lasciandocene un puntuale resoconto in Travels through France and Italy. O forse dovremmo dire: pagine fitte di lamentele. Non gli va bene nulla, le locande sono luride, il cibo è immangiabile; spesso preferisce dormire sui suoi bauli da viaggio, piuttosto che stendersi su letti duri, da condividere con pulci e insetti di tutti i tipi.
Nella locanda in cui si ferma a Sanremo, il pavimento pare non abbia visto una scopa da almeno mezzo secolo, e sul tavolo ci sono degli orribili fichi secchi!
Gli alloggi sono terribili, e gli spostamenti non sono da meno. Le carrozze restano impantanate nel fango, le ruote cedono su strade rocciose, e questo quando le strade almeno ci sono! I cavalli si stancano, e se nelle stazioni di posta non ce ne sono di disponibili, bisogna aspettare ore perché si riposino… che disagio!
Smollet detesta più o meno tutto con apprezzabile coerenza, ma i più impagabili sono i suoi commenti sulle opere d’arte: Michelangelo alla Sistina ha qualcosa di indecente (oggi useremmo il termine ‘pornografico’) e la Trasfigurazione di Raffaello sarebbe migliore se la tagliassero in due!
In sintesi: se Smollet viaggiasse oggi, sarebbe un campionissimo di cattiverie su Tripadvisor.
Per fortuna non tutti sono stati impietosi come lui.

Michelangelo Barberi, Piazza San Pietro a Roma, 1852-1854 circa, Mosaici minuti in pasta vitrea. Particolare.

Vedi alla voce ‘epidemie’

Al momento di pianificare il Grand Tour, non erano questioni secondarie nemmeno le preoccupazioni per la propria salute. Tanto per cominciare, in parte proprio per ragioni sanitarie, il Grand Tour aveva un suo calendario ideale: si arrivava in Italia verso la fine dell’estate, e si cercava di scendere verso sud con l’arrivo dell’inverno. A primavera si era pronti per risalire, prima che si diffondessero le febbri malariche.
Considerati i molti fattori di imprevedibilità di un viaggio, per quanto ben organizzato, persino i manuali e le numerose guide turistiche, non mancavano di suggerire di partire solo dopo aver sistemato i propri affari ed eventualmente, dopo aver fatto testamento!
Per fortuna non per tutti l’Italia significava brutte malattie, per molti, al contrario, la penisola era una specie di meraviglioso sanatorio dove curare problemi polmonari e non solo. Anche in questo caso, le guide di viaggio si raccomandavano. Una, seguitissima, era quella di Mariana Starke (1762-1838), una signora inglese i cui consigli di viaggio valevano oro. La Starke, già nell’introduzione del suo Letters from Italy, pubblicato nel 1800, si rivolgeva ai suoi connazionali “che a seguito di disturbi polmonari sono costretti a scambiare la loro terra natia per il sole rinnovatore d’Italia”.Niente è cambiato: mentre il Covid ci tiene confinati, la Lonely Planet e tutte le guide di viaggio elencano precauzioni e profilassi per ogni destinazione.

Lancelot-Théodore Turpin de Crissé, Festa sul Canal Grande a Venezia, 1840. Particolare.

Dove andare? Chiedi agli influencer

Possiamo essere tutti d’accordo sul fatto che l’Italia (che in realtà politicamente non esisteva ancora) fosse la meta per eccellenza del Grand Tour. Una frase attribuita a Samuel Jhonson (1709-1784) riassume perfettamente il perché: “Un uomo che non sia stato in Italia sarà sempre cosciente della propria inferiorità, per non avere visto quello che un uomo dovrebbe vedere”.
A promuovere la penisola era la letteratura classica: l’Eneide di Virgilio, la poesia di Petrarca…
Ma molto contribuivano gli autori contemporanei.
Nel 1807 usciva Corinne ou l’Italie, vero e proprio best seller, scritto da M.me de Staël (1776-1817). Era frutto del suo diario del viaggio in Italia di qualche anno prima. Una storia d’amore che raccontava di Roma, Napoli, Venezia, Firenze, delle abitudini e dell’arte in Italia.
Nel 1813 Goethe (1749-1832) raccontava il suo Grand Tour in Viaggio in Italia, dove era arrivato nel 1786, con un passaporto falso, per restare anonimo e muoversi indisturbato.
Viene la tentazione di riconoscere in loro i più formidabili antenati dei moderni influencer (sì, concedetecelo, oggi vince la leggerezza)!
A confermarlo, i loro ritratti, veri e propri manifesti: la De Staël, nei panni di Corinna, a Capo Miseno, luogo mitico narrato da Virgilio nell’Eneide; Goethe in abito da viaggio, con alle spalle la campagna romana con le sue rovine… se solo ci fosse stato Instagram!

J.H.V. Tischbein, Ritratto di Goethe nella campagna romana, 1787

Goethe e il Destination Management

E ora che abbiamo cominciato, ci spingiamo ancora più in là: proviamo a quantificare l’efficacia di Goethe come destination manager! Partiamo da una considerazione: tutti venivano in Italia, ma quanto della penisola era effettivamente compreso nel viaggio? In effetti, per molto tempo, quasi nessuno si era spinto a scendere oltre Roma. Napoli comincia ad attirare solo quando riemergono Ercolano (nel 1738) e Pompei (nel 1748) e, nonostante i panorami mozzafiato, il Vesuvio e il mare… ci mette un po’ a fare innamorare di sé. Conciso ed efficace è in proposito, il commento del poeta francese Auguste Creuzé de Lesser (1771-1839) secondo cui: “L’Europa finisce a Napoli e vi finisce piuttosto male. La Calabria, la Sicilia e tutto il resto è Africa”.
Ma poi arriva Goethe, che in Sicilia, impavido, ci va, e ne resta addirittura affascinato. E così scrive: “L’Italia senza la Sicilia non lascia nello spirito immagine alcuna. È in Sicilia che si trova la chiave di tutto… La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza delle tinte, l’unità armonica del cielo con il mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta li possiederà per tutta la vita”. Credeteci o no, ma le sue parole hanno portato più viaggiatori in Sicilia di quanti ne abbia portati Chiara Ferragni agli Uffizi!

Abraham-Louis-Rodolphe Ducros, La Fontana d’Aretusa in Sicilia, 1781

C’era una volta… il travel blogging!

Una volta giunti nella penisola italiana, i Grand Touristi, più o meno coraggiosi che fossero, si spostavano di città in città fermandosi abbastanza per poter visitare le bellezze artistiche, architettoniche e naturali, e per poter comprendere gli usi e i costumi locali. Frequentavano i luoghi mondani, prendevano parte alle feste, intrecciavano relazioni con i residenti e con gli altri viaggiatori.
Quasi tutti, in qualche modo, si sono raccontati, infatti, molti li conosciamo grazie ai ritratti commissionati agli artisti durante i loro soggiorni.

Martin Knoller, Il conte Carlo Gottardo di Firmian in un gruppo di amici durante una gita archeologica a Cuma, 1758. Particolare.

Alcuni viaggiatori hanno scritto diari, quasi tutti hanno raccolto oggetti da esporre in salotto una volta rientrati a casa. Non oggetti qualunque, al contrario, solo cose pensate per lasciare un segno, per suscitare ammirazione (e possibilmente un po’ d’invidia). I reperti archeologici, o almeno le copie di statue antiche, testimoniavano che l’Italia aveva sortito il suo effetto e impartito la sua lezione di storia. I paesaggi romantici che inquadravano la tomba di Virgilio o la Fonte di Aretusa, erano una prova di sensibilità del committente. I Dipinti di vulcani in eruzione, significavano l’audacia e lo spirito di avventura di chi aveva osato spingersi fino al Vesuvio. Se solo avessero potuto postare le foto dei loro salotti su Instagram, li chiameremmo, senza esitazione, travel blogger!

Joseph Wright of Derby, La tomba di Virgilio al chiaro di luna, 1782. Particolare.

I Conti del Nord: travel blogger da record

Certo, non tutti i travel blogger del passato sono uguali. Molti dei migliori tra i Grand Touristi, li ricordiamo solo attraverso un ritratto ben fatto. Ma alcuni colpiscono ancora oggi il nostro immaginario. Tra questi, i leggendari ‘conti del Nord’. Li conoscete? Paolo Petrovic (1754-1801) e Maria Feodorovna (1759-1828), sua moglie, sono stati grand touristi d’eccezione. Hanno viaggiato per quasi 2 anni in tutta Europa sotto il nome fittizio di Conti del Nord, ma tutti sapevano chi erano: Paolo era il figlio dell’imperatrice Caterina di Russia e futuro Zar. Si muovevano con un’intera corte di funzionari al seguito, probabilmente più uomini fidati di Caterina, che non amava il figlio, che normali accompagnatori.
Venivano accolti con tutti gli onori in ogni città, e in ognuna di esse investivano con grande generosità in oggetti d’arte e dipinti (meno, pare, elargivano in mance, ma forse solo perché poco avvezzi agli usi dell’Europa dell’ovest).
I Conti del Nord compaiono in mille dipinti, ritratti ambientati, quadri da cerimonia, paesaggi romantici… e non serviva il web per favoleggiare del loro girovagare per il mondo.
Chissà se i travel blogger di oggi resteranno nella memoria dei posteri come i Conti del Nord nella nostra!

Abraham-Louis-Rodolphe Ducros, I granduchi Paolo Petrovicˇ e Marija Fëdorovna al Foro Romano, 1782

Ecco qui, ci siamo divertite a scherzare un po’ con la storia, ma non del tutto.
La distanza tra il Grand Tour e il turismo al tempo dei social non è poi siderale. O forse dovremmo dire che le abitudini dell’uomo restano le stesse: scoprire, apprendere, condividere, e perché no, anche mettersi in mostra!

Abraham-Louis-Rodolphe Ducros, I granduchi Paolo Petrovicˇ e Marija Fëdorovna al Foro Romano, 1782. Particolare.

Grand Tour. Sogno d’Italia, da Venezia a Pompei. Le visite guidate con Acànto

Delle abitudini dei viaggiatori e delle meravigliose opere d’arte che hanno generato, racconta la mostra delle Gallerie d’Italia, in Piazza Scala, a Milano, aperta fino al 27 marzo 2022.
La mostra è visitabile dal martedì alla domenica, dalle 9.30 alle 19.30 (il giovedì fino alle 22.30)
Se avete voglia di visitarla con noi, scegliete tra le date in CALENDARIO.