Il Naviglio Grande. Una storia milanese? Non solo

Il Naviglio Grande. Una storia milanese? Non solo

Brevissima storia dei canali artificiali

Aprile 12, 2022

I Navigli… ne sopravvive così poco, eppure per i milanesi è impossibile immaginare Milano senza le loro acque! Ci siamo così affezionati da credere che ce li siamo inventati noi. E ammettiamolo, siamo convinti che siano solo nostri!
Ma è proprio così? Non esattamente.

UN PO’ DI STORIA

Intanto, un po’ di storia ci aiuta a ricordare che i canali artificiali sono stati scavati fin dagli albori della civiltà: del Canale di Serse (V secolo aC)  in Macedonia, ci racconta Erodoto; gli Etruschi hanno scavato la Fossa Filistina in terra veneta e i romani hanno addomesticato le acque di tutta Europa, anche scavando canali.
L’antichità dunque, ha prodotto canali artificiali.
Se il passato remoto è una testimonianza lontana -tra l’altro è vero che le grandi opere idrauliche dell’antichità, soprattutto quelle romane, hanno subito le conseguenze delle invasioni barbariche-,  la storia delle acque canalizzate ha ricominciato a mettersi in moto con il Medioevo. È allora che si ricomincia a parlare di canali artificiali, ed è allora che nasce il primo naviglio milanese: il Naviglio Grande.

IL NAVIGLIO GRANDE

Il Naviglio Grande data al 1152, lo ha disegnato un ingegnere militare, Guglielmo da Guintellino, che è stato anche il progettista delle fortificazioni medievali di Milano, i cosiddetti ‘terraggi’, come quelli, aveva uno scopo difensivo. Doveva costituire un deterrente alle incursioni dei pavesi, alleati del Barbarossa (che riuscirà però comunque a devastare Milano tra il 1158 e il 1162).
Il Naviglio Grande nasce a Tornavento (e forse, qui, c’era già prima di Guintellino), e collega Abbiategrasso con Landriano, passando per Casirate Olona, poi confluisce nel Lambro.  L’acqua che lo alimenta è quella del Ticino.
Dal 1177 (o forse dal 1179) dopo la Battaglia di Legnano che ci libera del Barbarossa,  gli scavi riprendono da Abbiategrasso e nel 1211, il Naviglio Grande arriva a  Milano, al Laghetto di S. Eustorgio.
Bonvesin de la Riva lo cita nel suo De Magnalibus Urbis Mediolani nel 1288, e lo indica con il suo nome originario: Ticinello; ma non lo descrive come una via navigabile, infatti quando stima la misura delle merci che transitano per Milano lo fa in ‘carri’, non in imbarcazioni.
Il Naviglio Grande è nato quindi per difesa, ed è diventato un canale irriguo.

Erma Zago, Lavandaie sul Naviglio Grande, 1900ca.                                                                                      Erma Zago (1880-1942) è un pittore nato nella provincia veronese. Ha vissuto e lavorato a lungo a Milano. Con il suo tocco fresco e post-impressionista, attento al dato quotidiano e con una tavolozza brillante, ha spesso raccontato i Navigli milanesi. 

DIFESA, IRRIGAZIONE.. E COMMERCIO

In realtà, già nel 1272 il mastro Giacomo Arribotti ne aveva  livellato il fondo predisponendo le sue acque alla navigazione. Un nuovo potenziale che non va sprecato: comincia così, lentamente, la stagione del commercio milanese per via d’acqua, che toccherà il suo apice, non solo simbolico, nel secondo Quattrocento, con il trasporto dei marmi del Duomo.
Il Naviglio Grande, dalla difesa, all’irrigazione, ai trasporti commerciali, è stato la prima opera di ingegneria di questo genere in Europa, e il primo navigabile. Lungo il suo corso tranquillo, le merci risalivano da Milano al Ticino e dal Ticino al Po, e fino al mare.

GLI ALTRI NAVIGLI MILANESI… E NON SOLO

Il Naviglio Grande vanta quindi un primato storico, ma non un’esclusiva.
Sul suo esempio nasceranno, per cominciare, gli altri navigli milanesi: il Naviglio Piccolo, che chiamiamo Martesana, il Naviglio Bereguardo, il Naviglio Pavese
Ma tutto il nord della penisola, dove la rete idrografica naturale è molto sviluppata, ha investito nei canali artificiali. In modi e tempi diversi, ne sono stati scavati in molte aree urbanizzate, quelle di Parma, Bologna, Reggio Emilia, Vicenza, Padova e Udine.
Tanti navigli insomma, e non solo a Milano. Tra loro, quelli che più assomigliano ai navigli milanesi, sono probabilmente i canali bolognesi.

Annibale Marini, Veduta del Canale di Reno tra via Malcontenti e via Piella a Bologna, 1880-90ca
Uno scorcio della Bologna dei canali, che resta visibile ancora oggi.

UN ESEMPIO: I CANALI DI BOLOGNA

La rete di canali bolognesi è una delle più antiche: forse meno complessa, perché i fiumi Reno e Savena sono più vicini alla città di quanto non sia il Ticino rispetto a Milano ma, se il nostro Naviglio Grande è nato per primo, a Bologna non perdono comunque tempo, e gli scavi sono in corso già verso la fine del 1100.
Il risultato è altrettanto fruttifero: 27 chilometri di acque che alimentano i mulini da seta e le pile da riso.
Anche il destino è comune: la modernità ha comportato l’interramento dei canali bolognesi, che oggi sono ancora più invisibili di quelli milanesi. E anche Bologna sogna la riapertura dei suoi canali, proprio come Milano.

Alfred Sisley, Veduta del Canal Saint-Martin a Parigi, 1870                                                                          Il Canale scorre a cielo aperto anche oggi, come il nostro Naviglio Grande e Sisley, vero impressionista, non manca di catturare le vibrazioni di luce nei riflessi dell’acqua e nelle nuvole bianche che si stagliano nel cielo.

I ‘NAVIGLI’ IN EUROPA

E se ci sono navigli italiani oltre a quelli milanesi, i canali artificiali attraversano anche città più lontane. Se quelli bolognesi condividono con Milano storie di mulini, bucati lungo le sponde e sogni di rinascita… il Canal Saint-Martin a Parigi condivide invece, con il nostro Naviglio Grande, le gioie della mondanità!
Inaugurato ‘solo’ nel 1825, è scandalosamente più giovane del nostro, e nato per tutt’altro uso: rifornire Parigi di acqua potabile. Anche lungo il Canal Saint-Martin però scorrevano le chiatte, si amministravano le chiuse, si faceva commercio. E proprio come per il Naviglio Grande, è stata la modernità dei trasporti su gomma a segnare la fine della sua funzione commerciale. Da noi l’ultimo barcone è approdato in Darsena il 30 marzo del 1979, lì, giusto poco più tardi: nel 1983.
Finita l’epoca dei commerci, è cominciata, per entrambi, quella della gentrificazione e della mondanità.

A ciascuno la sua storia insomma, e canali navigabili per tutti!
Se siete curiosi di conoscere quella del Naviglio Grande, partecipate alle nostre visite guidate, trovate le date alla pagina del nostro calendario, guardate qui.