Le Ninfee di Monet. Breve storia (triste)

Le Ninfee di Monet. Breve storia (triste)

Settembre 20, 2021

Claude Monet è il più celebrato degli Impressionisti. Ci basta evocarne il nome perché il pensiero voli alle sue cattedrali avvolte nella luce del giorno che cambia, ai covoni di paglia sfaldati dal sole, alle tardive, instabili vedute di Venezia, e naturalmente alle sue ninfee…
Ma le Ninfee di Monet sono piaciute sempre? A dire la verità, no. La loro è una storia tormentata e, a tratti, addirittura avvilente.
Ve la raccontiamo.

Il Giappone e le ninfee

La strada che conduce Monet alle Ninfee passa per il Giappone, forse comincia proprio da lì. D’altronde il Giappone, nel XIX secolo, è una novità, figlia del progresso che accorcia le distanze, e piace a tutti. Complici di questa fascinazione collettiva sono le grandi Expo Universali che ne testimoniano entusiasticamente usi e costumi. È proprio all’Expo che Monet si lascia sedurre, lui come tanti, dai giardini di meditazione all’orientale allestiti nelle edizioni parigine del 1867 e 1878. Ed è così comincia ad accarezzare l’idea di creare lui stesso il suo giardino giapponese. Lo farà davvero!

Le ninfee del giardiniere

L’idea del giardino orientale comincia a prendere forma quando Monet, nomade inesausto alla ricerca della luce sulle strade di Francia, scopre Giverny, in Normandia. Un paesino bagnato dalla Senna e dall’Epte, dove c’è una casa rosa con un grande frutteto. Monet la affitta nel 1883, e la compra dieci anni dopo.
Nel frattempo si è messo all’opera. Lui, i suoi figli, i giardinieri professionisti alle sue dipendenze. È Monet a prendere tutte le decisioni: sceglie le piante, le fa arrivare da terre lontane, decide come e dove metterle a dimora e il frutteto si trasforma in un parco ornamentale.
Nel 1890, con un po’ di fatica, ha persino convinto il Comune a lasciargli deviare un tratto del fiume Epte per creare uno stagno, dove allestisce un ponticello di legno laccato e attorno a cui pianta esotici salici piangenti… è nato lo stagno delle ninfee.

Le ninfee del pittore

Per ora queste piante d’acqua sono l’impegno quotidiano, metodico e caparbio del provetto giardiniere, ma presto diventeranno l’ossessione dell’artista. L’insieme infatti è delizioso alla vista, ma per Monet i riflessi dell’acqua, l’ombra tremula dei salici che riverbera nello stagno, le corolle bianche e rosate delle ninfee, sono molto più che il piacere della contemplazione. Alla soddisfazione del giardiniere subentra la fascinazione del pittore!
Le prime ninfee le dipinge già nel 1903, proprio sulle rive dello stagno. Le tele adagiate lì, sul bordo, grandi, ma non grandissime. Ci lavora per anni, qualcuna la fa per venderla, altre ancora non sa…

Claude Monet, Ninfee, 1917-19 Honolulu Museum of Art

Le ninfee incontrano il pubblico

Il pubblico le vede per la prima volta nel 1909 dal mitico Durand-Ruel, gallerista e amico di una vita, che ne espone più di 40 in una mostra che intitola: Les nimphéas: séries de paysages d’eau.
Al pubblico piacciono? A qualcuno sì, forse a molti. Ma più che altro si cerca di capire cosa siano, come considerarle: dipinti autonomi, o gruppo che ha senso solo nel suo insieme? La parola ‘serie’ nel titolo della mostra, e non è banale, e nella testa di Monet  comincia ad affacciarsi un pensiero…

Le ninfee diventano le Grandi Decorazioni

Facciamo una piccola premessa: nel 1876 Monet aveva lavorato al Castello di Rottenburg, residenza estiva del generoso Ernest Hoschedé, a Montgeron. Era stato chiamato per decorarne il salone, con 4 grandi tele (e già allora aveva scelto di raffigurarne i giardini, non l’architettura!).  Ecco: le ninfee, che alla mostra di Durand-Ruel ad alcuni è piaciuto intendere come un insieme decorativo, risvegliano in lui l’idea della pittura ornamentale, per grandi superfici.
È con questo spirito che le riprende nel 1914. Le dimensioni raddoppiano, triplicano, quadruplicano…
Ha preso il via la serie delle Grandi Decorazioni.
Monet dipinge con accanimento, mentre fa i conti con i suoi dolori personali: la morte della moglie Alice nel 1911, del primogenito Jean nel 1914 e la progressiva perdita della vista. Nel frattempo, l’Europa è squassata dalla Prima Guerra mondiale.

Il dono di Monet alla Francia

Ed è solo al termine della guerra, nel 1918, che le Ninfee di Monet, sempre più grnadi, trovano il loro scopo: Monet decide di regalarle alla Francia, convinto di fare un gesto patriottico, di celebrare la pace ritrovata.
L’intermediario è l’amico Georges Clemenceau, allora Presidente del Consiglio dei Ministri e con alle spalle una lunga  e prestigiosa carriera politica. La Francia accetta e promette di mettere a disposizione uno spazio.
Ma è a questo punto che la vicenda delle Ninfee comincia ad incrinarsi…

Musée de l’Orangerie

Le Ninfee all’Orangerie

Il luogo previsto per ospitare le Ninfee era l’Hotel Biron, dove avrebbero eretto un padiglione esterno, apposta per le Grandi Decorazioni di Monet. Più tardi gli assegnano invece gli ambienti situati sul retro dell’Orangerie. I tempi si allungano. L’allestimento vede avvicendarsi 2 diversi architetti. Monet non è contento. Lui ha le idee chiare, e dice la sua: le Ninfee saranno disposte in basso sulle pareti, in modo da dare a chi le ammira l’impressione di trovarsi ai bordi dello stagno. Saranno collocate a est quelle dipinte al mattino, a ovest quelle con la luce del tramonto. Verranno incollate alla parete con la tecnica del marouflage… non solo perché è la cosa migliore, ma anche perché la colla è una tacita garanzia che non saranno staccate e messe da parte alla prima occasione. Portare a compimento il progetto si rivela via via più complicato.

L’apertura al pubblico

Tra tensioni, dubbi e incomprensioni, il tempo continua a scorrere. Clemenceau, che lo supporta, conclude nel 1920 la sua carriera e perde la sua influenza. Ma ancor peggio, è il gusto che comincia a cambiare. Finita la guerra l’arte torna a guardare al classico. Le linee nitide del rappel à l’ordre vincono sulle sfaldature dell’Impressionismo. La critica si fa impietosa, tanto più con Monet che, di tutti gli impressionisti, è quello che non è mai tornato indietro, anzi… le pennellate libere e sfrontate delle grandi ninfee sono un salto in avanti! Secondo molti Monet, padre riconosciuto dell’Impressionismo, vi sta inesorabilmente affogando.
Ed è in questo clima, davvero non ottimale, che l’Orangerie apre al pubblico nel 1926 le sale delle Ninfee.
Monet non c’è, è morto da poco.
Il pubblico è scarso e indifferente. Qualcuno pensa persino che le Ninfee assomiglino troppo a un ‘Panorama’, quelle vecchie installazioni fuori moda, che piacevano tanto alle fiere!

Monet e le sue Ninfee 1920-26ca

La sofferenza delle Ninfee

Per un po’ non andrà bene. Gli anni ’30 sono segnati dalla lotta tra l’Orangérie che tenta (riesce) di nascondere le Ninfee per far spazio alle sue esposizioni temporanee e gli eredi di Monet, che difendono le clausole della donazione e respingono i tentativi di occultamento e di trasferimento ad altre sedi espositive. Negli anni ’40 si aggiungono i danni della guerra e le infiltrazioni d’acqua dal lucernario (l’Orangérie verrà restaurata solo nel 1952).
E mentre in pochi vanno a visitare le Ninfee all’Orangérie, Michel, il figlio ed erede di Monet, cerca di rilanciare sul mercato le molte altre che ha ereditato, e che non si vendono. Lo Stato francese non è stato un amico, né lo è il mercato. E infatti alla sua morte, nel 1966, Michel Monet lascerà quel resta del suo patrimonio, non alla Francia, ma al Musée Marmottan, un ente privato.

Claude Monet, Ninfee, 1915, Musée Marmottan-Monet, Parigi

La rivincita delle Ninfee

Ma i tempi cambiano, e le Ninfee hanno oggi il loro posto nella storia e nel cuore del pubblico.
Oggi è facile apprezzarle, sono affini alla nostra visione dell’arte: le pennellate sfaldate, la superficie della tela che emerge libera qui e là, i contrasti di colori, la perdita dell’orizzonte; l’assenza di narrazione; la forte sensazione che non si tratti di rappresentare qualcosa che si vede, ma il fatto stesso di vedere… sono pura modernità.
Non solo è facile –oggi- apprezzare le Ninfee ma anche, attraverso di loro, comprendere meglio ciò che è arrivato dopo: dall’Informale americano, fino forse a certe opere di Nam June Paik, alle installazioni elettroniche di Gary Hill, alle atmosfere al neon di Keith Sonnier.
Ci piace pensare che Monet, aggiornatissimo sulle novità tecniche di supporti e materiali pittorici e inesausto sperimentatore, non avrebbe disapprovato!

 

Monet. Dal Musée Marmottan-Monet. Le visite guidate con Acànto

Le Ninfee di Monet sono tra le opere in mostra a Milano, a Palazzo Reale.
La mostra Monet. Dal Muséé Martmottan-Monet, di Palazzo Reale è aperta fino al 30 gennaio  2022.
Dal martedì alla domenica, dalle  10 alle 19.30 (il giovedì fino alle 22.30)

Se vi va di visitare la mostra con noi, trovate le date disponibili e come partecipare alla pagina dedicata alle MOSTRE.