Viaggio Barcellona e il Medioevo catalano
Ai piedi dei Pirenei, davanti al mare, si stende la terra catalana. Verdeggiante dei boschi che si inerpicano sulle montagne e solcata da fiumi e torrenti che disegnano il profilo di borghi e città, è custode gelosa dei suoi tesori, forgiati nell’anno Mille e oltre.
Abbazie e cattedrali, in un tour-de-force nella bellezza della devozione, guidano il passo del pellegrino, dal chiostro del monastero di Ripoll a quello di Sant Cugat, dove il mondo è stato catturato per sempre nella pietra; dall’immensa navata di Santa Maria di Gerona, potente roccaforte dell’identità catalana, alle architetture delle sue chiese gotiche, per fermarsi e stupirsi dinnanzi alla Creazione, crogiolo di fili e colori a comporre il perduto Eden.
L’origine antica è celata nel nome di Vic, sentinella delle terre iberiche, vessata da arabi e franchi, abitata da due anime, l’una narrata dalle colonne del suo tempio romano, l’altra dalle figure poderose nate dall’estro di Sert, innamorato di Tiepolo e Goya.
Una doppia anima ha anche Barcellona, cuore della Catalogna, città nata, secondo un mito amato, per volontà di Ercole.
Il Medioevo parla ancora attraverso i vicoli del centro, stretti in un intreccio composto intorno a piazze, chiese e all’imponente Cattedrale, ultima casa di Eulalia, che riposa in un’arca figlia del gotico pisano.
E poi, ecco il canto del Modernismo, quello che si irradia dall’alternarsi dei pilastri e delle vetrate e dai giochi di luce nati dall’estro di un geniale “plasmatore” che, con la fantasia, trasformò la città in un giardino di piante e fiori di vetro, metallo e pietra.
Solo una manciata d’anni dopo che un pittore andaluso, sconosciuto ancora per poco, l’aveva eletta a sua madre adottiva.